La Casa di Nuto

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Parlando con Nuto

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“Ci sedemmo all’ombra di quattro canne, sull’erba dura, e Nuto mi spiegò perché il deputato non tornava. Dal giorno della liberazione – quel sospirato 25 aprile – tutto era andato sempre peggio. In quei giorni sì che s’era fatto qualcosa. Se anche i mezzadri e i miserabili del paese non andavano loro per il mondo, nell’anno della guerra era venuto il mondo a svegliarli. C’era stata gente di tutte le parti, meridionali, toscani, cittadini, studenti, sfollati, operai – perfino i tedeschi, perfino i fascisti eran serviti a qualcosa, avevano aperto gli occhi ai più tonti, costretto tutti a mostrarsi per quello che erano, io di qua tu di là, tu per sfruttare il contadino, io perché abbiate un avvenire anche voi. E i renitenti, gli sbandati, avevano fatto vedere al governo dei signori che non basta la voglia per mettersi in guerra. Si capisce, in tutto quel quarantotto s’era fatto anche del male, s’era rubato e ammazzato senza motivo, ma mica tanti: sempre meno – disse Nuto – della gente che i prepotenti di prima hanno messo loro su una strada o fatto crepare. E poi? com’era andata? Si era smesso di stare all’erta, si era creduto agli alleati, si era creduto ai prepotenti di prima che adesso – passata la grandine – sbucavano fuori dalle cantine, dalle ville, dalle parrocchie, dai conventi. – E siamo a questo, – disse Nuto – che un prete che se suona ancora le campane lo deve ai partigiani che gliele hanno salvate, fa la difesa della repubblica e di due spie della repubblica. Se anche fossero stati fucilati per niente, – disse, – toccava a lui fare la forca ai partigiani che sono morti come mosche per salvare il paese?
Mentre parlava, io mi vedevo Gaminella in faccia, che a quell’altezza sembrava più grossa ancora, una collina come un pianeta, e di qui si distinguevano pianori, alberetti, stradine che non avevo mai visto. Un giorno, pensai, bisogna che saliamo lassù. Anche questo fa parte del mondo. Chiesi a Nuto: – di partigiani ce ne stavano lassù?
– I partigiani sono stati dappertutto – disse. Gli hanno dato la caccia come alle bestie. Ne sono morti dappertutto. un giorno sentivi sparare sul ponte, il giorno dopo erano di là da Bormida. E mai che chiudessero un occhio tranquilli, che una tana fosse sicura…” (C. Pavese, La luna e i falò, 1950).

Partigiani della "II Divisione Langhe" davanti alla chiesa di Mango, febbraio 1945 (fonte: sito del parco letterario dedicato a G. Fenoglio)

Partigiani della “II Divisione Langhe” davanti alla chiesa di Mango, febbraio 1945 (fonte: sito del parco letterario dedicato a G. Fenoglio)

Buon 25 aprile.

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6 thoughts on “Parlando con Nuto

  1. E buon 25 aprile anche a te! Sai che ti aspettavo? 🙂

    • Grazie!! Come potevo non mettere nulla oggi? Anche se non di mio pugno (certo: il signor Pavese se la cava un tantino meglio) un intervento era irrinunciabile.
      Un abbraccio 🙂

  2. Anch’io ti aspettavo, buon 25 Aprile Ale!

  3. Bellissimo Ale. per non dimenticare. Te e Pavese siete una coppia fantastica. 😀 Un bacione.

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