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Milano città invisibile

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“In un certo senso ci sono nato due volte, a Milano: la prima fisicamente, la seconda tornandoci dopo la guerra, durante la quale la mia famiglia era sfollata in campagna.
Quando sono tornato avevo tredici anni, un’età decisiva per le scoperte, e quella di Milano fu una doppia scoperta: Milano come patria, come appartenenza, e Milano come epifania della dimensione urbana e dunque, da quel momento, come immagine originaria, come archetipo della città.

…quello a cui sono più affezionato è un luogo assolutamente anti-monumentale, un luogo che, in un certo senso, non esiste nemmeno, cioè l’area dell’ex-Lazzaretto di manzoniana memoria.
Oggi del Lazzaretto non restano che pochi metri di muro lungo via San Gregorio e la chiesa di San Carlino. Io ci sono nato da queste parti, poi ne sono stato a lungo lontano, adesso ho voluto tornarci – per chiudere il cerchio […]
Per me il fascino dell’ex-Lazzaretto è soprattutto nella sua “invisibilità”, nel fatto che è pieno di memorie soltanto mentali, soltanto verbali: nomi di strade, nomi di chiese, qualche targa…
È, in misura più esplicita, lo stesso fascino che ha assunto a poco a poco per me l’intera Milano: quello di essere una città che esiste (e ha la sua bellezza) soprattutto nell’immaginazione o nel ricordo.

Milano4

La città riflessa (fonte: vivimilano.corriere.it)

Milano, per me, è bella proprio nel suo non essere bella, nel suo essere fatta di frammenti incoerenti o contraddittori da rimettere insieme mentalmente, nel suo lasciare molto spazio alla fantasia e al ricordo. E poi perché è una città strenuamente, oserei dire eroicamente orizzontale, senza dislivelli, senza asperità, monotona e rassicurante.
Il fascino del Duomo era – e in parte ancora è – quello di sorgere come una montagna da un’immensa pianura. C’è un verso bellissimo di un poeta russo che amo molto, Osip Mandel’stäm, un verso che dice: “Mosca dorme come una madia di legno”. Ecco, anche Milano è un po’ così: una grande, materna, rassicurante madia di legno”.

(Il fascino di una città invisibile. R. Cordani intervista G. Raboni, in Lombardia. L’arte, la bellezza, le città. I tesori da riscoprire, Celip, 2001)

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4 thoughts on “Milano città invisibile

  1. Devo essere sincera…più passano gli anni e più fatico a ritrovare il fascino di Milano, da ragazzina mi piaceva tanto passeggiare per le vie del centro storico ma ora non è più così. Per me il fascino di Milano è davvero diventato invisibile. E mi dispiace non riuscire a ritrovarla come la conservano i miei ricordi.

    • Comprensibilissimo. Tu ci hai vissuto, l’hai conosciuta da vicino e l’hai vista com’era anni fa. Chi viene da fuori, come me, e non l’ha vissuta negli anni Sessanta e Settanta, non può vedere il cambiamento.
      A me continua a piacere e anche i ricordi hanno un ruolo in tutto questo: gli anni dell’università, i più belli, li ho vissuti a Milano e si sovrappongono alla città donandole ulteriore bellezza.
      Un bacione…

  2. E’ un brano molto particolare, non lo avevo mai letto.
    Io Milano non la conosco abbastanza, ad esempio non ho mai visto la zona dei Navigli, il commento di Viv fa riflettere sulll’assoluta necessità di preservare l’identità dei luoghi, così importanti per chi li ha vissuti. Bacioni cara, buona serata!

    • Appena l’ho scovato (in fondo a un libro sull’arte lombarda) ho pensato: “Questo va sulla Casa di Nuto”.
      Milano è difficile da amare, occorre trovare un’apertura in cui infilarsi, da cui guardare. Purtroppo, come quasi sempre in Italia, la città subisce l’ingiustizia del degrado, del guadagno facile a tutti i costi, e le sue bellezze non vengono tutelate.
      Buona domenica, cara 🙂

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