La Casa di Nuto

officina di geoletteratura

Tra i Monti Azzurri

9 commenti

…E che pensieri immensi,
che dolci sogni mi spirò la vista
di quel lontano mar, quei monti azzurri,
che di qua scopro, e che varcare un giorno
io mi pensava, arcani mondi, arcana
felicità fingendo al viver mio!

(G. Leopardi, Le ricordanze, 1829)

…e ci è riuscito a varcare quei monti il grande Giacomo. Ci è riuscito fisicamente, lasciando il natio borgo selvaggio all’età di venticinque anni, e ci è riuscito con la sua fama poetica, che ha oltrepassato confini geografici più ardui e lontani. Era agosto quando scriveva questi versi, fine agosto del 1829, quando rievocava – di ritorno a Recanati per un breve periodo – i suoi sogni di esotismo e libertà attraverso la poesia.

Se li abbia anche conosciuti da vicino quei monti che per primo chiamò “azzurri”, se vi abbia soggiornato da qualche parte, non lo so. Sicuramente non è mai passato da un luogo in particolare dei tanti che vi sono nascosti, un borgo antichissimo, dove si respira aria fresca e dimenticata. Da Recanati bisogna percorrere 85 km per arrivare qui, lasciandosi alle spalle il mare e l’autostrada, su cui scorrono grandi cartelloni pubblicitari con il volto del poeta. Se Leopardi dovesse per errore vederli da qualche suo ateo al di là, forse cambierebbe l’espressione nel ritratto…

Siamo arrivati a Visso, borgo di confine tra le Marche e l’Umbria, costruito sulla confluenza di due fiumi, l’Ussita e il Nera. Il centro storico merita una visita, per la bellezza architettonica ed urbanistica, per i giochi d’acqua tra giardini e ponticelli, per la cura con cui – come molti borghi marchigiani – viene mantenuto. Il paese ospita inoltre la sede del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, i celebri “monti azzurri” che Giacomo scorgeva dal giardino e dalle finestre del palazzo nelle giornate più terse e luminose. Delle epoche vissute e attraversate Visso esibisce innanzitutto la sua veste medievale, con scorci vari e caratteristici e due chiese bianchissime in pietra del Conero. Proprio in una di queste chiese è racchiuso il motivo della nostra visita e uno dei tesori più preziosi per gli amanti della poesia: il manoscritto dell’Infinito.

Questo slideshow richiede JavaScript.

La domanda che tutti i visitatori pongono – ci confida il custode, un fotografo in pensione cordiale ed affabile come molti marchigiani, è come mai questi manoscritti si trovino proprio qui, in un luogo che Leopardi non frequentava. La risposta, ad eccezione di nomi date ed altri particolari, non stupisce: la fama del poeta era già viva poco dopo la sua morte ed i suoi autografi sono stati acquistati da chi, con lungimiranza, ne ha visto la fortuna. Nel 1868 Giovanni Battista Gaola Antinori, sindaco di Visso, ricevette la proposta di acquistare, per la somma di 4oo lire, un corpus di manoscritti comprendente i sei Idilli, l’epistola in versi Al conte Carlo Pepoli, cinque sonetti scritti “in persona di ser Pecora fiorentino beccaio”, la Prefazione del commento alle rime del Petrarca e diverse lettere agli editori Stella e ad altri. La ricca collezione apparteneva al prof. Prospero Viani, preside del liceo Galvani di Bologna e studioso del poeta (nel 1849 ne aveva già curato l’epistolario), il quale era costretto a separarsene per urgenti motivi economici. Il Viani decise a malincuore di cedere l’intera collezione ad un unico acquirente, per evitarne la dispersione: «Con grave dolore abbandono altrui queste preziose carte e mi sarà solo in parte attenuato se passeranno nelle mani di persone che le sappiano pregiare e conservare…». Il desiderio dello studioso si realizzò subito, come testimoniano le parole che Filippo Mariotti, mediatore dell’affare, scrisse nella lettera di consegna all’Antinori: «Ecco i manoscritti leopardiani, cui Visso conserverà per ornamento suo e per gloria d’Italia…».

Il Museo dei Manoscritti Leopardiani è allestito nell’ex chiesa di Sant’Agostino (XIV sec.), bianco gioiello gotico a fianco della romanica Collegiata dedicata a S. Maria (XII sec.). Il luogo ospita anche il Museo Civivo Diocesano, raccolta del patrimonio d’arte sacra del borgo. Dalle finestre di alcune sale, tutte socchiuse, si può intravedere il chiostro del vecchio monastero adiacente la chiesa. I manoscritti, attrazione principale del museo, sono custoditi nell’ex sagrestia, al piano superiore, protetti da tre teche di vetro sigillate. Trattandosi di fascicoli, non è possibile ammirare ogni singola parola vergata dalla bella grafia del poeta e per questo è stata allestita una “sala delle fotocopie”, dove sono esposte le riproduzioni dei testi. Il fascicolo degli Idilli è da sempre aperto sulla pagina dell’Infinito, l’unico testo leopardiano che molti ricordano finite le scuole e che i visitatori del museo vogliono vedere…

Chiesa di S. Agostino (XIV sec.)

Chiesa di S. Agostino (XIV sec.)

Il manoscritto dell’Infinito conservato qui non è l’unico, ma il primo in ordine cronologico, quello in cui Leopardi, al penultimo verso, preferì all’ “immensità” che tutti conosciamo una più filosofica “infinità”. Nel secondo manoscritto (noto come il primo in quanto definitivo, conservato alla Biblioteca Nazionale di Napoli) tornerà di nuovo a pensare a quella “immensità”, scegliendola come lezione definitiva. Guardando da vicino gli altri idilli, si osserveranno altre discrepanze con i testi consegnati per sempre all’eternità, a partire dal titolo: in questa versione alcuni riportano infatti il titolo originario, come La Ricordanza (Alla luna) e La sera del giorno festivo (La sera del dì di festa).

Gli Idilli (che alcuni chiamano ancora “piccoli idilli” per distinguerli dalle liriche più ampie, sebbene queste in comune con gli idilli non abbiano proprio nulla) sono brevi componimenti che richiamano, nel genere e nei contenuti, gli idilli degli antichi poeti greci e di Mosco in particolare, che Leopardi conosceva e traduceva con passione. Si tratta di piccoli quadri di ambientazione campestre, che evocano stati interiori, ricordi, moti del cuore… «situazioni, affezioni, avventure storiche» dell’animo, come li definirà più tardi il poeta. Sono, a volte, dialoghi con la natura e con il cielo, attraverso i quali tornare a leggere dentro di sé.

La sala dei manoscritti è “custodita” da una ragazza adolescente, dolcissima e vestita di bianco, che illustra la storia dei testi ai visitatori, rispondendo alle loro domande. Quanta tenerezza nel vederla ripassare il suo foglio sottolineato ed evidenziato nei momenti di calma… vorrei averglielo raccontato io Leopardi, vorrei sapere cosa provi ad avere sedici anni e a starsene qui, tutto il giorno di fronte a queste parole uniche e piene di bellezza…

La visita potrebbe chiudersi in fretta, ma mi accorgo che non sono l’unica a voler passare più volte nella sala dei manoscritti… sembra quasi faticoso allontanarsi da qui, doloroso, come direbbe Leopardi. Nonostante la riproducibilità tecnica dell’opera d’arte ci abbia per sempre allontanati dall’hic et nunc, dall’unicità dell’oggetto artistico, qui l’aura dell’opera d’arte si respira a fondo. Chissà… forse Benjamin non aveva previsto Leopardi, non aveva previsto quello che Leopardi avrebbe fatto sorgere, inaspettato, tra i banchi di molti vecchi licei…

Qualcosa però si riesce a portare via da questo luogo unico, qualcosa da trattenere con sé, a lungo. Una sensazione del cuore, dell’animo. Dopo avere visto quelle parole appoggiate sulla carta dalla mano del poeta ci si sente, quasi, delle persone migliori. Sono le parole che Giacomo sussurrava alla sua malinconia da Recanati, arrivate proprio qui, dove il poeta adolescente immaginava, sognava, di poter arrivare un giorno, lontano. L’immaginazione non poteva suggerirgli che tra questi Monti Azzurri sarebbero state conservate le sue poesie, né che ci sarebbe stata una graziosa ragazza ad esibirle ai visitatori, né – soprattutto – che «…intra una gente / zotica, vil; cui nomi strani, e spesso / argomento di riso e di trastullo / son dottrina e saper» sarebbe stato, finalmente, amato.

Annunci

9 thoughts on “Tra i Monti Azzurri

  1. L’ha ribloggato su tiptoe to my roome ha commentato:
    Sulla “Casa di Nuto” un’altra tappa delle mie vacanze…

  2. Eh, capisco, allontanarsi dai manoscritti di Leopardi costa fatica, si vorrebbe restare lì, per rimanere più vicini a lui.
    Le tue vacanze sono state splendide, tanta bellezza e tanta arte e cultura, davvero interessante questa tua visita!
    Un bacione Ale!

    • Erano anni che volevo andarci. Non sono solo i manoscritti, è anche la cornice che li racchiude, è il “miracolo” di trovarli qui dopo avere letto i suoi versi, i suoi sogni di fuga oltre i monti azzurri…
      Una vacanza fantastica 🙂

  3. Poter vedere i manoscritti autografi ha sempre un grande fascino…io mi sono emozionata davanti alle cartoline che Klimt inviava agli amici durante i suoi viaggi, quindi… 😉
    questi tuoi post sono sempre curatissimi!

    • Grazie, cara, mi fa davvero piacere.
      Leggere le parole degli artisti che amiamo è emozionante, commovente, indescrivibile… oppure leggere parole scritte secoli fa, come nei documenti storici: un altro fascino, altre bellissime sensazioni…
      Buona giornata 🙂

  4. Che meraviglia! Grazie di cuore!

    • Grazie a te!!
      Il blog mi sta facendo scoprire tante belle persone nascoste in un mondo a volte molto brutto… Vedere che qualcuno apprezza quello che scrivo, ma soprattutto quello di cui scrivo, aiuta a credere in un mondo migliore…
      Buonissima giornata 🙂

      • Buona giornata anche a te. Ieri sera mio marito ed io ci siamo deliziati con il tuo blog e con le meravigliose immagini della provincia di Macerata. Sono anni che vogliamo fare un viaggio nelle Marche, ma finora non ci siamo riusciti. Chissà che l’estate prossima sia la volta buona! 😃

      • Le Marche sono una terra magnifica, che purtroppo risente della vicinanza ad Umbria e Toscana che ne oscurano i meriti.
        Io sono stata al Conero tre anni fa e da lì ho girato un po’ l’entroterra. Il viaggio in auto da Ancona a Castelluccio di quest’anno ha confermato quanto avevo già visto: una terra che merita davvero. Tra l’altro è una terra molto curata: non ho mai trovato un luogo o un borgo trascurato e i marchigiani sono persone splendide.
        Buona fine settimana 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...