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I luoghi dell’Infinito (buon compleanno, Giacomo)

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L’incontro con Giacomo Leopardi di solito arriva presto. Io ero in quinta elementare la prima volta che l’ho visto, da solo, seduto dietro ad una siepe in cima a una collina; e non capivo proprio cosa ci stesse a fare lassù… Solo pochi anni più tardi l’ho ritrovato, innamorato, a sospirare davanti alla casa della bella Silvia, la figlia del cocchiere, intento ad ascoltarla cantare e a scriverle versi per consolarsi della sua improvvisa e prematura morte.

Qualcun altro invece l’avrà intravisto perso tra la folla alla festa del sabato del villaggio, sulla piazzetta, ad osservare gli altri divertirsi; o magari l’avrà sentito cantare insieme al passero solitario, d’in su la vetta della torre antica.

Sono questi i primi luoghi leopardiani che tutti abbiamo visitato, che magari qualche maestra ci avrà anche fatto disegnare, come si usava una volta quando si studiavano le poesie. Chissà se da bambini ci immaginavamo che questi luoghi poetici esistessero davvero, nella realtà, nascosti nel cuore dell’Italia…

Il pellegrinaggio leopardiano inizia qui, a Recanati, nel natio borgo selvaggio da cui il giovane Giacomo tentò un giorno di scappare, ma – ahimè – gli andò male e fu subito riacciuffato.

Recanati ha origini antiche ed è ben conservata. La casa del conte Monaldo Leopardi, padre di Giacomo, si trova su quella che viene oggi ricordata come la piazzuola del Sabato del Villaggio, in centro al paese. Da qui il poeta assisteva alla vita degli abitanti, dei più umili, quelli con cui raramente entrava in contatto ma che nella sua poesia ci sono tutti: la donzelletta, la vecchierella, il zappatore, il legnaiuol… e i fanciulli «che gridando / su la piazzuola in frotta, / e qua e là saltando, / fanno un lieto romore»…

Recanati (MC): Piazzuola del Sabato del Villaggio (agosto 2011).

Recanati (MC): Piazzuola del Sabato del Villaggio (agosto 2011).

Sulla piazzetta, dalla parte opposta a palazzo Leopardi, si affaccia la casa di Silvia, che Giacomo vedeva dalla finestra di una delle sale della biblioteca dove passava le sue giornate di studi leggiadri. Ogni tanto si fermava nella lettura e porgeva ascolto al canto della fanciulla e alla musica delle sue mani che percorrevano, abili e veloci, la faticosa tela. La scrivania è rimasta intatta e nella stessa posizione assorta di quegli anni giovanili.

Lapide sulla casa di Silvia (Recanati, agosto 2011).

Lapide sulla casa di Silvia (Recanati, agosto 2011).

Siamo già entrati all’interno di casa Leopardi, nobile e grande edificio settecentesco dove il 29 giugno 1798 nacque il piccolo Giacomo. Il palazzo è tuttora abitato dai discendenti della famiglia e la biblioteca, rimasta come allora, è la sola zona visitabile. Si tratta sicuramente della parte della casa più vissuta da Giacomo bambino e adolescente, all’interno della quale, grazie ai numerosissimi libri recuperati dal conte, si formò il mondo interiore di quello che sarebbe diventato uno dei maggiori poeti della nostra letteratura. Della sua formazione fanno parte gli studi classici ed anche le discipline scientifiche: aveva solo quindici anni quando scrisse una Storia dell’astronomia di grande erudizione. Giacomo studiò da autodidatta, imparando da solo il greco e l’aramaico sul testo di una Bibbia poliglotta, attraverso il confronto con la lingua latina. Della biblioteca fa parte anche una piccola sezione di libri proibiti, messi all’Indice dalla Chiesa e tenuti sotto chiave dal conte. E chissà cosa avrà pensato il rigido Monaldo quando un libro scritto da suo figlio, le Operette morali, subì quella stessa sorte…

Una sala della biblioteca di Palazzo Leopardi (fonte: guidamico.it).

Una sala della biblioteca di Palazzo Leopardi (fonte: guidamico.it).

Tra le sale della biblioteca sono custoditi anche documenti personali di Giacomo e dei familiari, diverse traduzioni giovanili e alcuni autografi dei suoi testi, come la poesia Ad Angelo Maj.

(Uscendo dal palazzo, chi desiderasse scorgere la torre del passero solitario, deve spostarsi in un’altra zona del borgo, alla chiesa di Sant’Agostino, oggi inserita nell’attuale sede del Palazzo della Pretura).

L’ultima tappa della parte recanatese di questo intenso pellegrinaggio letterario è il momento più commovente, almeno per chiunque ami la poesia e la figura di Giacomo Leopardi: ci troviamo infatti in cima al colle dell’Infinito. Il poetico ermo colle è nella realtà topografica del luogo il Monte Tabor, al quale il poeta saliva per una passeggiata rigenerante dopo le lunghe ore di studio. Siamo esattamente dietro casa Leopardi, in quello che oggi è un giardino pubblico. Una lastra di marmo (forse poco poetica…) che campeggia sul muro declama il primo verso della nota poesia. Proprio lì sopra non manca la celeberrima siepe e, più avanti, un’altra lapide ricorda un altro idillio: Alla luna, che il poeta veniva pien d’angoscia a rimirare sovra questo colle.

Dal colle dell'Infinito (Recanati, agosto 2011).

Dal colle dell’Infinito (Recanati, agosto 2011).

La luna, con il cielo e le stelle sul paterno giardino scintillanti, è stata ispiratrice di tanti versi leopardiani, la stessa luna amata da Virgilio, maestro indimenticato del giovane Giacomo. Da qui, dalla sommità dell’ermo colle e dalle finestre dell’albergo ove abitò fanciullo, Leopardi non guardava solo attorno e dentro di sé, ma guardava soprattutto lontano, quando della sera era solito passar gran parte mirando il cielo…

Dai giardini annessi a palazzo Leopardi la vista si spingeva fino a quel lontano mar, quei monti azzurri, che il poeta fanciullo sognava di varcare un giorno. Tra quei monti remoti, nascosta nel chiostro di un antico convento, nel cuore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, insieme ad altri cinque idilli, è custodita oggi una delle due copie del manoscritto leopardiano più celebre: L’infinito. E per completare il pellegrinaggio, dopo avere visitato il borgo natio ed essere stati con Leopardi nel giardino di Virgilio, bisogna dunque lasciare Recanati e inoltrarsi lassù, alla scoperta dei monti azzurri…

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11 thoughts on “I luoghi dell’Infinito (buon compleanno, Giacomo)

  1. L’ha ribloggato su tiptoe to my roome ha commentato:
    In occasione del compleanno del Poeta i miei auguri sull’altro blog…

  2. Cara Ale, Leopardi andrebbe studiato così… contestualizzando con semplicità i suoi testi all’interno del suo mondo. Davvero bello questo tuo post.

  3. Avessi avuto te come prof…!! 🙂 Mi hai ricordato un viaggio fatto da mio nipote che è patito di Leopardi, mi ha raccontato cose che non sapevo (e aveva 11 anni… son troppo ignorante!)

    • Bravo il nipotino! 😉
      Magari avessi te come alunna… i miei di quest’anno mi sembravano parecchio annoiati quando spiegavo…
      Leopardi resta uno dei miei preferiti da sempre. A scuola molti aspetti secondo me interessanti vengono trascurati in nome di un fantomatico programma da portare a compimento e così nessun autore riceve la giusta attenzione. All’università ho scoperto testi che avrei amato anche al liceo, dove invece i manuali (e i prof. annoiati…) ripropongono sempre gli stessi.
      Mi dispiace perché autori così non si riesce a leggerli da soli e senza la “guida” giusta rischiamo di perderli o di non incontrarli mai…

      • …del liceo ricordo “Il materiale e l’Immaginario”, libro odiatissimo… non dirmi che anche tu avevi quello… Peccato che i ragazzi siano disinteressati.. magari apprezzeranno più in là… Mio nipote forse è un caso raro, si documenta da solo e ora sta leggendo Pessoa (ha 13 anni)…

      • Tuo nipote è il mio nuovo idolo!! “Il materiale e l’immaginario” è un libro ritenuto tra i migliori. Io da studentessa ne avevo uno che mi sono ritrovata da insegnante ma non ho mai seguito. Sono una grande fan del manuale di Romano Luperini, docente di Siena. Per preparare le lezioni usavo quello. In ogni caso a me tocca adattarmi, essendo precaria… e comunque il libro vorrei farmelo da sola, come dico io, con i testi che piacciono a me.

      • ..no, ti prego, io lo odiavo quel libro!!! credo di averlo addirittura buttato! 😀
        Bella l’idea del manuale fai da te! mi piace molto! così si evita anche l’omologazione … 🙂

  4. Amatissimo Leopardi, ricordo bene Recanati, la sua casa e la sua biblioteca, ci sono stata da bambina eppure ne ho una memoria perfetta.
    E anche il colle dell’Infinito mi è rimasto impresso, come se lo avessi scritto ieri.
    Sono felice che il manoscritto dell’Infinito che doveva andare all’asta sia invece rimasto nella terra natale del poeta, è giusto che sia così.
    Bellissimo questo tuo post, Ale, brava! Un bacione!

    • E così le copie esistenti diventano tre!! Certo, ora bisognerà capire dove verrà conservato e da quando sarà visibile ai noi comuni mortali, ma intanto è “salvo”. La maggior parte degli autografi si trova a Napoli; a Visso (sui Monti Sibillini) c’è un piccolo museo che dev’essere un gioiellino…
      Ciao cara Miss, felice del tuo apprezzamento (e di averti ricordato una tua gita di bambina…) 🙂

      • Sì, mio nonno abitava a San Benedetto del Tronto e quando siamo andati a trovarlo abbiamo fatto parecchi giri.
        Non solo Recanati, anche Assisi e un paesino che si chiama Ripatransone, pure quello mi ricordo!
        Bacioni cara!

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