La Casa di Nuto

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Lombardia (in musica)

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Per evocare uno scenario o un paesaggio, la musica può avere più potere delle parole, la musica che ci introduce nella scena in modo immediato, senza avere bisogno di alcuna mediazione da parte del linguaggio verbale. Così anche le canzoni talvolta ci raccontano i luoghi e magari in modo più efficace di molte poesie. Non tutte le canzoni possono essere elevate al rango di letteratura, e se ci intestardiamo a volerle leggere senza l’accompagnamento musicale ne resteranno ben poche di buon livello: la canzone è una forma a sé, in cui parole e musica si accompagnano e non possono lasciarsi. Tuttavia, senza la pretesa di leggere versi “alla Montale”, possiamo chiudere gli occhi ed ascoltare qualche “poeta con la chitarra in mano”; poi riaprirli per vedere di fronte a noi i luoghi raccontati…

Iniziamo da vicino, dai luoghi dove sono nata e cresciuta e in cui ho respirato l’atmosfera che i Mercanti di Liquore hanno ricostruito in una canzone del 2002: Lombardia. Tratta dall’album La musica dei poveri, Lombardia parla degli inizi musicali del gruppo, definito dalla critica “power-folk trio”, e del difficile rapporto con le case discografiche, interessate soltanto a prodotti economicamente vincenti. Dichiara Lorenzo Monguzzi, frontman del gruppo, in un’intervista: “…non appena si è visto che non c’erano grandi interessi economici attorno al nostro progetto, sono spariti tutti. E noi siamo tornati alle periferie, le periferie del mercato discografico dunque, meno ricche, ma più libere. Proprio come quelle della città”.

Ci troviamo in Brianza, regione dai confini incerti, che per qualcuno incomincia già a Milano, per altri decisamente più a nord. Si tratta dell’area compresa tra i fiumi Adda, Lambro e Seveso, a cavallo tra le province di Milano, Monza, Lecco e Bergamo. “Questa ripida pianura” che sale lentamente verso le Prealpi, deriva il proprio nome dal celtico brig (colle, altura), termine presente ancora oggi in molti dialetti settentrionali, tra cui quello brianzolo. Il lago e le montagne sono protagonisti, della quotidianità come di molte leggende. La rapida crescita economica del dopoguerra ha inciso in maniera profonda il territorio, attraverso un’urbanizzazione veloce e quasi rapace, legata al processo di industrializzazione che ha portato con sé i suoi frutti peggiori, come l’inquinamento. Qui nei primi anni Novanta tre giovani ragazzi di periferia, sopravvissuti al “profumo dell’asfalto” e ai luoghi comuni, si incontravano a Monza e davano vita al loro progetto musicale.

Ascolto questa canzone-ballata dall’andamento morbido ed ecco disegnarsi un paesaggio noto, fatto di elementi naturali e soprattutto culturali. Ogni strofa parla di Lombardia, dalla “regina Teodolinda” cui tutti abbiamo fatto visita da bambini in gita con la scuola, alle osterie dove i nonni ci portavano per starsene con gli amici a giocare a carte, magari proprio al “due”, più noto con il nome di “briscola chiamata”. Anche il mobilificio di Lissone è una sorta di luogo comune, di destino di banalità che colpisce in modo quasi ineluttabile. Lungo il testo la regione si presenta come ostica, difficile da cogliere e soprattutto da amare, che non si concede, come dichiara senza fronzoli il ritornello: “Lombardia, com’è facile volerti male / di sorrisi non ne fai e ti piace maltrattare…”.

Fratelli Zavattari, "Teodolinda sposa Agilulfo", 1444. Duomo di Monza, part. degli affreschi della cappella di Teodolinda.

Fratelli Zavattari, “Teodolinda sposa Agilulfo”, 1444. Duomo di Monza, part. degli affreschi della cappella di Teodolinda.

Nonostante questo, il gruppo amante di De Andrè, come si evince in modo inequivocabile dal nome, riesce a prendere il meglio di questa terra, persino dalla natura: “Abbiam preso qualche stella dalla notte bergamasca, / mentre il diavolo rideva gli fregammo la sua crusca; / poi chiedemmo alla montagna di cantarci una canzone / e nella valle sottostante tutti fecero l’amore”. Nella musica popolare, amata e suonata dai Mercanti, alla natura si accompagna sempre la cultura, magari sottoforma di leggenda. Numerose sono nel bergamasco le leggende legate alla figura del diavolo, una delle quali – richiamata nel testo – racconta che vicino al piccolo abitato di Gazzaniga si stendeva un grande prato con una casa colonica, nella quale, nei giorni di festa, i giovani del paese si radunavano a ballare, con grande scandalo degli abitanti e del parroco. Una notte, una fanciulla si ritrovò a danzare con il diavolo in persona e, quando se ne accorse e tentò di svincolarsi dalle braccia di quell’orribile ballerino, questi sparì, sollevando una fumosa fiammata e facendo crollare tutto il cascinale.

Portone del diavolo, Bergamo - quartiere Celadina (immagine degli anni '50, fonte: terraorobica.net).

Portone del diavolo, Bergamo – quartiere Celadina (immagine degli anni ’50, fonte: terraorobica.net).

Ma sono soprattutto le periferie i luoghi da cui i Mercanti hanno preso il meglio della loro terra, secondo i dettami del vecchio Faber: “sotto l’immondizia sta nascosta la magia”. Scegliendo “una vita rattoppata”, hanno cantato una terra ostica ma non povera di bellezza e soprattutto di situazioni e di storie da raccontare, magari ascoltate dagli anziani dei tanti piccoli paesi che riempiono valli e pianure. Il legame che unisce alla terra, nonostante questa terra non faccia nulla per richiamare a sé i propri figli, si fa sentire sul finale, che chiude in modo dolce questa anomala serenata.

Milano, quartiere Gratosoglio, foto di Uliano Lucas (fonte: domusweb.it).

Milano, quartiere Gratosoglio, foto di Uliano Lucas (fonte: domusweb.it).

E così, nonostante “la pioggia di monete”, questi “figli storti” hanno ricreato la loro giostra di canzoni e son riusciti “anche a volare, pur essendo in Lombardia”…

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6 thoughts on “Lombardia (in musica)

  1. L’ha ribloggato su tiptoe to my roome ha commentato:
    Appena uscito su “La casa di Nuto”. Buona lettura e buon ascolto…

  2. Riconosco alcune sonorità confortanti della mia prima giovinezza. Ironici e intelligenti descrivono una Lombardia molto folk. Grazie per questa indicazione di ascolto che ho gradito molto. Probabilmente conosci anche i Sulutumana…

    • Questi no; mi mancano. Andrò subito a cercarli.
      Ero curiosa di leggere il tuo commento, visto che sei del luogo anche tu. Contentissima che ti siano piaciuti.
      Un abbraccio…

  3. Sonorità suggestive e un bel testo davvero, si sente tanto l’influenza di Fabrizio. Un bacione Ale!

    • Sono stati una sua cover-band per anni; poi hanno iniziato a produrre pezzi propri, ma seguendo sempre le orme del Maestro.
      Mi fa piacere che la canzone sia piaciuta 🙂
      Super abbraccio.

    • Non ti ho mai risposto a questo commento? Cavoli, sto proprio trascurandola la Casa di Nuto, non va bene!! Comunque sì, l’influenza di Fabrizio aleggia e si fa sentire; d’altra parte hanno iniziato come sua cover band.
      Ciao Miss 🙂

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