La Casa di Nuto

officina di geoletteratura

Ricordo di una battaglia

4 commenti

Molti degli scrittori che amo sono stati antifascisti. Alcuni partigiani in armi. Chi non ha combattuto ha svolto azioni di supporto, partecipato alla stampa clandestina. Il contributo più importante, a mio avviso, rimane quanto fatto in seguito, quando la Resistenza sembrava finita e l’Italia repubblicana una realtà indiscutibile. Questo contributo si chiama letteratura e le opere che raccontano il sacrificio e la lotta di tanti partigiani sono tra gli esiti migliori della nostra narrativa novecentesca.

Tanti sono i racconti e i romanzi ambientati in Italia – alcuni che riportano fatti reali, altri d’invenzione – che si potrebbe costruire una geografia letteraria del 25 aprile. Le Langhe di Pavese e Fenoglio, la val d’Ossola di Franco Fortini, l’entroterra ligure di Calvino e poi Milano: la Milano protagonista di quel giorno, raccontata – tra i tanti – da Alfonso Gatto in versi e dal siciliano Elio Vittorini nel romanzo Uomini e no. Il percorso non si arresta a Milano, ma prosegue: verso sud e verso est, dove, oltrepassato il Veneto di Luigi Meneghello, giunge fino in Friuli, amata terra di Pier Paolo Pasolini. Anche il centro Italia è protagonista, con Renata Viganò in Romagna e Carlo Cassola in Val d’Elsa, dove troviamo anche le meno note memorie letterarie degli Amici di Romano Bilenchi. Mi piace ricordare che diversi scrittori hanno dedicato pagine commoventi a terre lontane dalla propria, come il siciliano Quasimodo che ha scritto sui fatti di Marzabotto e della famiglia Cervi. L’approdo del lungo viaggio non può che essere a Roma, la capitale, dove si riuniscono le voci, spesso dolenti, di chi ha avuto un proprio caro trucidato dai nazisti, come Natalia Ginzburg.

Tra tutti questi luoghi ne scelgo uno, che ho conosciuto prima dentro i libri e poi lungo la strada che, lentamente, mi ha condotta lassù…

Il racconto Ricordo di una battaglia rievoca un episodio poco noto della Resistenza, uno di quegli episodi in cui, insieme ai partigiani, sono state protagoniste le nostre montagne. Qui ci troviamo in Liguria, nell’entroterra di ponente, a 900 m. sul livello del mare. Prima di incominciare, riprendo in mano il racconto e mi accorgo che il testo è apparso per la prima volta sul “Corriere della Sera” il 25 aprile 1974: esattamente quarant’anni fa. È scritto con sapienza narrativa da chi ha accumulato migliaia di frasi e parole, cambiato il proprio stile, il proprio modo di raccontare persino i ricordi. Le sue prime opere (un romanzo e una raccolta di racconti) sono proprio la celebrazione della Resistenza partigiana, scritti all’indomani degli eventi, quando tutto era ancora fresco. Dopo trent’anni molto è cambiato, qualcosa appare sfuggito, difficile ormai da recuperare «nel grigio gomitolo del cervello». Si tratta di «riportare alla superficie una giornata, una mattina, un’ora tra il buio e la luce all’aprirsi di quella giornata». Sebbene episodi del genere siano quelli che formano una persona, la memoria è fallace e i ricordi a volte franano: «non ricordi visivi, perché era una notte senza luna né stelle». In questo caso bisogna «ripercorrere tutto attraverso l’udito: il silenzio speciale di un mattino in campagna pieno d’uomini che stanno in silenzio, rombi, spari che riempiono il cielo». E allora, immaginando questi suoni, proseguiamo e restituiamo i ricordi e la voce al loro legittimo proprietario…

«I risvegli per andare in azione si somigliano tutti, io sono uno dei portamunizioni della mia squadra, sempre sotto a quella dura cassetta quadrata con le cinghie che segano le spalle, ma in questo ricordo le imprecazioni mie e di quelli che vengono dietro si smorzano in uno scoppiettio sottovoce, come se lo spostarci in silenzio fosse il fatto essenziale questa volta ancor più di altre volte, perché nella stessa ora notturna per tutti i costoni del bosco discendono file di uomini armati come la nostra, tutti i distaccamenti del battaglione di Figaro accampati in casolari nascosti sono partiti per tempo, tutti i battaglioni della brigata di Gino traboccano dalle vallate, e incrociano per le mulattiere altre file che si sono già messe in marcia la sera prima da lontane montagne, appena ricevuto quell’ordine da Vittò che comanda la divisione: i partigiani di tutta la zona si concentrino all’alba intorno a Baiardo».

Baiardo (IM): vista complessiva (foto di P. Calzona).

Baiardo (IM): vista complessiva (foto di P. Calzona).

Baiardo, di cui ho parlato tempo fa nell’altro blog, è un antico borgo arroccato in cima a un cocuzzolo, interamente di pietra da sembrare un muro.

Baiardo (IM): scorcio (foto di P. Calzona).

Baiardo (IM): scorcio (foto di P. Calzona).

Il paese «era allora tenuto dai bersaglieri repubblichini, in gran parte studenti, un corpo ben armato e attrezzato e agguerrito, che controllava tutta la valle verde d’olivi giù fino a Ceriana». Ceriana è un altro borgo molto bello dell’entroterra ligure, della splendente Valle Argentina.

Ceriana (IM). vista complessiva (foto di P. Calzona).

Ceriana (IM). vista complessiva (foto di P. Calzona).

Ceriana (IM): scorcio (foto di P. Calzona).

Ceriana (IM): scorcio (foto di P. Calzona).

«Gli obiettivi che ci sono stati assegnati me li ricordo: tagliare i fili del telefono appena sentiamo che comincia l’attacco, sbarrare la strada ai fascisti se cercano di scappare giù per i campi, tenerci pronti a salire in paese di rinforzo all’attacco… questi ordini, che non sono mai stati eseguiti li ricordo punto per punto, ma ora vorrei ricordarmi le facce e i nomi dei miei compagni di squadra, le voci, le frasi in dialetto…».

L’esito della battaglia non fu purtroppo favorevole ai “nostri” e così non resta che «ripescare il ricordo della fuga nel fondo del torrente coperto da fitti nocciuoli, che stiamo cercando di risalire per evitare le strade… Oppure posso mettere a fuoco tutto quello che della battaglia ho saputo più tardi… Ecco che se provo a descrivere la battaglia come io non l’ho vista, la memoria che si è attardata finora dietro le ombre incerte prende la rincorsa e si slancia…».

Su questo slancio io mi fermo, per lasciare qualcosa da scoprire a chi andrà a ripescare questo racconto, questo – come Calvino l’ha chiamato – “esercizio di memoria” che prova a riportare alla luce i fatti e i luoghi di chi, non solo con i romanzi e i racconti ben noti, ha dato il proprio sincero e coraggioso contributo alla lotta per la libertà.

Buon 25 aprile dalla Casa di Nuto.

Le citazioni sono tratte da: I. Calvino, La strada di San Giovanni, 1990.

Per le immagini consiglio vivamente di visitare il bel sito del fotografo ligure Piero Calzona: Impressioni soggettive.

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4 thoughts on “Ricordo di una battaglia

  1. Andrò a ripescare quel libro che so di avere nella “vecchia” casa… Bell’articolo ricco di spunti.

  2. Si vede che è un tema che ti sta particolarmente a cuore, questo articolo è scritto con profonda partecipazione e competenza, brava Ale.

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