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Il giardino di Virgilio

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Come ogni primavera, ritorno a pensare ad un giardino fiorito. Purtroppo non ho ereditato il pollice verde di mio padre, ma ogni anno ci riprovo a scegliere le piante adatte, quelle che mi sembrano più belle, dai colori che preferisco. Vado al consorzio e mi lascio sedurre dai profumi. Poi torno a casa e, un po’ goffa ed impacciata, mi metto all’opera. E pensare che ci sono persone che sanno «intrecciare vimini e flessibili giunchi»[1], mentre io faccio fatica anche solo a sistemare in vaso una piccola piantina.

Qui nei dintorni e in Italia in genere innumerevoli sono i giardini famosi, che circondano antiche ville, magari a bordo lago. Tuttavia il più bello che ho visto era ben nascosto tra il traffico e lo smog di una grande città. Il giardiniere, il vecchio e saggio Virgilio, «tornava spesso tra i fitti faggi dalle cime ombrose»[2], ad occuparsi con amore dei suoi giacinti, alcuni scuri, altri d’un vermiglio delicato. Il mito narra che dal sangue del giovane Giacinto, amato ed ucciso per errore da Apollo, spuntò un fiore che prese il nome della vittima. Il giardiniere è anche cantore e «canta tutte le storie che, elaborate da Febo, un giorno il beato Eurota sentì e fece apprendere agli allori»[3]. Ama il faggio, il vecchio Virgilio, che in poesia è emblema del paesaggio bucolico. Il suo giardino è grande, pieno di specie: «nel mezzo spande i rami, le braccia annose, un olmo oscuro, immenso; dicono che questa sia la casa dove abitano i vani Sogni, e stanno attaccati sotto ciascuna foglia»[4]

Il vecchio giardiniere ama anche le piante da frutto e «in filari ha trapiantato olmi già vecchi, peri durissimi, pruni che danno susine»[5]. L’agricoltore esperto sa rendere fruttiferi i prugnoli innestandoli con i susini domestici. E sa dare buoni consigli ai giovani, che, avventati ed inesperti, possono mettersi nei guai… «Fanciulli, che fiori cogliete e fragole in terra nascenti, da qui fuggite: il freddo serpente si nasconde tra l’erba»[6]. Parla come un poeta il vecchio giardiniere, scegliendo, con la stessa cura con cui coltiva le sue piante, ogni parola che rivolge al visitatore.

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Il suo giardino si trova a Napoli. Non è il Parco Virgiliano sulla collina di Posillipo, ma un angolo più nascosto, dimesso. Si nasconde a Piedigrotta e lo si intravede già dal treno prima di scendere alla stazione di Mergellina. Sorge nel luogo dove si dice ci sia la tomba di Virgilio: un colombario di età romana a cui  tutti i grandi scrittori e poeti della tradizione letteraria italiana e persino straniera non hanno mancato di rendere omaggio. Gli ammiratori del sommo poeta iniziarono infatti a recarsi in pellegrinaggio in questo luogo subito dopo la sua scomparsa: da qui passarono prima Stazio, Plinio il Giovane e Silio Italico; poi Petrarca e Boccaccio. Intorno al 1930, in occasione del bimillenario delle celebrazioni virgiliane, è diventato Parco e poi monumento nazionale.

Napoli: il Parco Vergiliano a Piedigrotta (dicembre 2011).

Napoli: il Parco Vergiliano a Piedigrotta (dicembre 2011).

Io ho avuto occasione di visitarlo in un grigio pomeriggio di dicembre e per questo le mie foto non rendono giustizia alle belle piante coltivate in questo luogo di memoria poetica. Vederlo in primavera dev’essere magnifico. In ogni caso non sarà l’amore per la natura a condurvi qui, ma una passione per me più grande: quella per la poesia. Aggirarsi tra i sentieri per scovare e leggere ogni lapide con i versi dedicati da Virgilio alla pianta o al fiore che lì vedrete piantato è emozionante in ogni stagione.

Naturalmente non si può sapere se davvero riposino qui le spoglie del grande cantore di Roma; quello che è certo è che questo luogo fu meta di turismo colto per molti secoli. Da qui passò anche uno dei più sinceri e sensibili lettori della poesia virgiliana: Giacomo Leopardi, scomparso proprio a Napoli nel 1837. I suoi resti, inizialmente conservati nella chiesa di San Vitale a Fuorigrotta, il 22 febbraio 1939 furono portati a riposare tra queste piante. Presto si aggiungeranno anche le sue… (continua…).


[1] viminibus mollique paras detexere iunco (Verg., buc. 2. 72).

[2] Tantum inter densas umbrosa cacumina fagos / adsidue veniebat… (buc. 2. 3-4).

[3] Omnia quae, Phoebo quondam meditante, beatus / audiit Eurotas iussitque ediscere laurus, / ille canit… (buc. 6. 82-84).

[4] In medio ramos annosaque bracchia pandit / ulmus opaca, ingens, quam sedem Somnia vulgo / vana tenere ferunt, foliisque sub omnibus haerent (Aen. 6. 282-284).

[5] Ille etiam seras in versum distulit ulmos / eduramque pirum et spinos iam pruna ferentes (georg. 4. 144-145).

[6] Qui legitis flores et humi nascentia fraga, / frigidus, o pueri fugite hinc, latet anguis in herba (buc. 3. 92-93).

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2 thoughts on “Il giardino di Virgilio

  1. Io ho una passione per i giardini botanici dove ogni pianta è segnalata e persino io che di piante so poco o nulla posso leggerne nomi e proprietà. Fortuna che in Italia ne esistono di bellissimi. Come avrai intuito non ho il pollice verde neppure io e il mio terrazzo è spoglio oltre ogni giustificazione.

  2. Pingback: Leopardi nel giardino di Virgilio | La Casa di Nuto

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