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L’orizzonte di Calvino (conclusioni)

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Il paesaggio calviniano, oltre ad essere tratteggiato sempre con intenti oggettivi, ha un carattere sia storico, di ricostruzione di com’era lo scenario naturale della riviera prima del boom economico, sia personale. Il sentimento di nostalgia per un paesaggio che non c’è più, che sopravvive soltanto in frammenti, o nella memoria per chi l’ha visto e vissuto, è infatti molto marcato.

Questi sentimenti nonché gli stessi elementi del paesaggio naturale e vegetale dei romanzi si ritrovano nella prosa autobiografica La strada di San Giovanni (1963), in cui l’autore ricostruisce il percorso che da giovane seguiva a piedi con il padre per raggiungere il podere di famiglia, situato nella campagna di San Giovanni nell’entroterra sanremese. La ricostruzione è particolarmente ricca e dettagliata, fitta di nomi di piante e fiori che riempivano il paesaggio. Ciò che si aggiunge ai caratteri già emersi dai testi letterari è l’immagine strutturale del territorio:

“Per mio padre il mondo era di là in su che cominciava, e l’altra parte del mondo, quella di giù, era solo un’appendice […] per me il mondo, la carta del pianeta, andava da casa nostra in giù, il resto era spazio bianco, senza significati […] il porto non si vedeva, nascosto dall’orlo dei tetti delle case alte di piazza Sardi e piazza Bresca, e ne affiorava solo la striscia del molo e le teste delle alberature dei battelli; e anche le vie erano nascoste e mai riuscivo a far coincidere la loro topografia con quella dei tetti, tanto irriconoscibili mi apparivano di quassù proporzioni e prospettive…”.

Imperia, panorama (fonte: sanremonews.it).

Imperia, panorama (fonte: sanremonews.it).

Le due piccolissime locuzioni in su e in giù bastano a rappresentare il territorio in pendenza, che si inerpica verso i monti a pochissimi chilometri dalla costa: all’ in giù corrispondono la città e la marina, all’ in su la campagna ligure degli uliveti e delle fasce. L’ in giù e l’ in su di questa prosa altro non sono che la località “a solatìo” e quella “a bacìo”. Le due locuzioni significano etimologicamente “colpito dal sole” e “ombroso” e sono spesso usate nei linguaggi geografico ed agronomico per identificare i due opposti versanti di un monte, diversamente esposti alla luce del sole. Nel dialetto ligure esse suonano come l’abrigu e l’ubagu.

In Calvino ciò che influisce sulla percezione, e la conseguente rappresentazione, del territorio è anche lo sguardo. Le descrizioni dell’autore imbrigliano sempre anche il senso della vista; non si tratta però del modo in cui il paesaggio viene visto dall’esterno, ma dello sguardo che, dall’interno del paesaggio stesso, si apre verso il mondo circostante. Dalla particolare conformazione geografica del territorio ligure, la vista non può che incontrare ostacoli e impedimenti. La difficoltà di vedere con chiarezza ciò che sta in giù era già negli scorci del Sentiero dei nidi di ragno, in cui lo sguardo veniva quasi sempre frantumato. Nella Strada di San Giovanni l’ in su e l’ in giù individuano due autentiche dimensioni di raffigurazione del paesaggio.

La mente di Calvino non si ferma qui, non si arena sulla soglia di una rappresentazione di ciò che sta al di fuori di sé. Al contrario entra dentro il paesaggio, dal quale parte per ricostruire se stessa. In Dall’opaco (1971) in su e in giù, abrigu e ubagu diventano le coordinate entro cui ricondurre tutte le rappresentazioni del mondo:

“Se allora mi avessero domandato che forma ha il mondo avrei detto che è in pendenza, con dislivelli irregolari, con sporgenze e rientranze, per cui mi trovo sempre in qualche modo come su un balcone, affacciato a una balaustra, e vedo ciò che il mondo contiene disporsi alla destra e alla sinistra a diverse distanze, su altri balconi o palchi di teatro soprastanti o sottostanti, d’un teatro il cui proscenio s’apre sul vuoto, sulla striscia di mare alta contro il cielo attraversato dai venti e dalle nuvole”.

Il mondo di cui parla Calvino è un mondo fatto a forma di Liguria, dove al Ponente ed al Levante corrispondono la destra e la sinistra del passo citato. Questo mondo è infatti in pendenza, con dislivelli irregolari proprio come il territorio collinare della Liguria, visibilmente trasformato in un’ampia gradinata che, nei terrazzamenti dei coltivi, ricorda quella di un teatro. La vista è la stessa che si apre da tutte le finestre e le balconate liguri: una striscia di mare alta contro il cielo. Questo mondo, nella finzione letteraria, non coincide esclusivamente con la Liguria reale della vita di Calvino. Si tratta infatti di una Liguria immaginaria, intravista in ogni luogo in cui l’autore si trova situato. È una Liguria che sovrappone la sua forma al mondo e diviene un filtro per leggere la realtà di ogni luogo. In questo senso risulta significativa la percezione che Calvino ha dei due “poli” di Ponente e Levante:

“il mondo di cui sto parlando ha questo di diverso da altri possibili mondi, che uno sa sempre dove sono il levante e il ponente in tutte le ore del giorno e di notte […] ogni orientamento per me comincia da quell’orientamento iniziale, che implica sempre l’avere sulla sinistra il levante e sulla destra il ponente, e solo a partire di lì posso situarmi in rapporto allo spazio, e verificare le proprietà dello spazio e le sue dimensioni”.

L’influenza e la rappresentazione dello spazio vissuto sono sempre interagenti: la geografia interiore assorbe dal paesaggio per poi riversarsi di nuovo su di esso.

Calvino a San Giovanni con il fratello minore nel 1933 (fonte: internetculturali.it).

Calvino a San Giovanni con il fratello minore nel 1933 (fonte: internetculturali.it).

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7 thoughts on “L’orizzonte di Calvino (conclusioni)

  1. Sono quasi certa che questo libro si trovi nella biblioteca di famiglia. Da tempo nella wish list devo decidermi a sottrarlo temporaneamente e a offrirgli una vacanza a casa mia 🙂 Alla luce delle tue riflessioni sarà ancora più piacevole leggerlo! Bacioni

    • “La strada di San Giovanni” è un testo incredibile, di difficile e quasi impossibile definizione, soprattutto l’ultima prosa (“Dall’opaco”), che sfugge a qualunque catalogazione di genere. Gli autori di genio per me sono questi, quelli che sanno andare al di là della rigida – e talvolta chiusa – dimensione del genere, riuscendo a fare qualcosa di nuovo.
      Buona lettura, se ti capita. E buona domenica.

  2. Non ho mai letto questo libro, davvero per te Calvino è un autore del cuore.
    Bacioni e buona giornata!

    • Ho scoperto Calvino con “Le città invisibili” e non l’ho più lasciato. Ora, a dire il vero, non lo leggo da molto, ma ho voluto tornare a scriverci qualcosa intorno: i tre post appena pubblicati derivano da un vecchio lavoro universitario (insieme ai tre su Montale), che è stato divertente riprendere in mano per adeguarlo alla dimensione del blog.
      Buon fine settimana, Miss.

      • Un pochino lo avevo intuito che potesse essere materiale dei tuoi studi 🙂
        Ciao, buon fine settimana a te!

      • L’impronta accademica un po’ è rimasta, soprattutto nei riferimenti puntuali alle opere, che richiedono molto più tempo della scrittura di un post. Era comunque il materiale migliore che avessi per questo blog. Ora mi toccherà “lavorarci” di più!!

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