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L’orizzonte di Calvino

4 commenti

Leggere il paesaggio ligure nelle opere di Calvino significa andare alla ricerca di passi tratti sia da testi narrativi, di finzione letteraria, ma anche di pagine dal sapore autobiografico. Già Il sentiero dei nidi di ragno (1947), primo libro dello scrittore, tratteggia un paesaggio che riveste una funzione prevalentemente metaforica (sulla quale non mi dilungo), il cui significato non potrebbe darsi se lo scenario non avesse le caratteristiche del paesaggio ligure. Non è dichiarato che il racconto sia ambientato in Liguria, ma risulta evidente dalle descrizioni, oltre che dalle coordinate geografiche dell’autore. L’incipit è in sé significativo:

“Per arrivare fino in fondo al vicolo, i raggi del sole devono scendere diritti rasente le pareti fredde, tenute discoste a forza d’arcate che traversano la striscia di cielo azzurro carico. Scendono diritti i raggi del sole, giù per le finestre messe qua e là in disordine sui muri, e cespi di basilico e di origano piantati dentro pentole ai davanzali, e sottovesti stese appese a corde; fin giù al selciato, fatto a gradini e a ciottoli, con una cunetta in mezzo per l’orina dei muli”.

Il vicolo con le arcate e le pareti fredde segnala che ci si trova in un borgo chiuso, dove a fatica entra il sole, come in molti piccoli paesi di Liguria. Le finestre messe qua e là in disordine sui muri indicano la particolare struttura dei caseggiati liguri, con le case ammassate le une sulle altre, secondo la conformazione del terreno in pendenza, visibile anche nel selciato fatto a gradini. Origano e basilico sono piante aromatiche tipiche di molte zone dell’Italia mediterranea, ed anche della terra ligure in particolare. Infine, dettaglio non irrilevante, il cielo visibile dal vicolo è una striscia di cielo. La visione di scorcio del cielo e del mare è quasi obbligata dalle finestre di Liguria, in quanto la caratteristica della regione, stretta tra terra e mare, impone sempre degli ostacoli alla vista. In tutto il libro sono colti di scorcio sia gli ambienti cittadini, sia i paesaggi campestri e montani.

La Liguria di Calvino, diversamente da quella tutta costiera di Montale, si estende infatti dalla riviera fino alle valli montuose dell’entroterra. L’orizzonte non viene mai abbracciato: è questo il sovrasenso metaforico del paesaggio, ed è evidente che tale sovrappiù di significato è implicito nel paesaggio ligure. Il mare, sfondo naturale della regione e di una vicenda che si svolge in essa, è descritto rare volte ed in modo rapidissimo:

“A un tratto le penombre del parco si diradano ed ecco aprirsi ai loro occhi uno scenario luminoso, a colori vivissimi, come quando si scopre una decalcomania. Hanno un movimento di paura, subito si gettano a terra: davanti ai loro occhi s’allarga il brullo della collina, e tutto intorno, grandissimo e calmo, il mare”.

Piani d'Invrea, Varazze (GE), foto di P. Calzona (fonte: impressionisoggettive.it)

Piani d’Invrea, Varazze (GE), foto di P. Calzona (fonte: impressionisoggettive.it)

Questo improvviso momento di apertura dell’orizzonte, questo allargarsi di cielo e mare tra la vegetazione ed i pendii, è una sensazione tipica delle passeggiate nell’entroterra ligure, che appare ora aperto ora chiuso. Il mare è infatti visibile anche da altezze contenute, basta che lo scenario lo consenta, aprendo una breccia qua e là.

Le passeggiate del protagonista (Pin) sono un altro, significativo momento di carattere descrittivo. Sebbene le descrizioni siano brevi e rapide, risultano molto precise nell’evocazione dell’entroterra di Ponente. Pin, infatti, «cammina per i campi coltivati a garofani e calendule. Cerca di tenersi alto sul declivio delle colline…». I fiori sono coltivazione tipica della zona intorno a Sanremo; in modo particolare il garofano è stato il primo ad essere lanciato sul mercato della floricoltura sanremese. Poi «camminano per un campo d’olivi», altra pianta talmente diffusa da incidere sul paesaggio in maniera vistosa. Inoltre, «Pin va per i sentieri che girano intorno al torrente, posti scoscesi dove nessuno coltiva»: l’entroterra non è infatti interamente coltivato, ed i torrenti che scendono al mare sono molto numerosi. Infine, ricorderei che «la prigione è una grande villa d’inglesi requisita», la quale fa pensare non solo alla Villa Meridiana in cui viveva la famiglia dello scrittore, ma anche alle ville del Corso degli Inglesi di Sanremo: gli inglesi furono tra i primi e più numerosi turisti della città e della riviera, già a partire dall’Ottocento (continua…).

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4 thoughts on “L’orizzonte di Calvino

  1. Per motivi imperscrutabili non ho mai letto questo libro di Calvino che torna puntualmente a chiamarmi dalle pagine di altri amanti della letteratura. Dovrò seguirne le tracce 🙂

  2. Anxhe io come Viv non l’ho mai letto, in realtà la mia predilezione va ai poeti liguri, spesso mi ritrovo in certi loro versi.

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