La Casa di Nuto

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Città vecchie

5 commenti

Il centro storico delle vecchie città, e delle vecchie città di porto in particolare, è lo scenario entro il quale vive e si muove una variegata umanità. Ne sanno qualcosa Saba e De Andrè che alla “città vecchia” hanno dedicato due testi intensi e noti a molti.

La Città vecchia di Saba è la quinta lirica della sezione Trieste e una donna del “romanzo in versi” del poeta triestino, il Canzoniere. È stata composta intorno al 1910 e insieme ad altri testi, o piccoli angoli, della raccolta celebra la città che in quegli anni era ancora il principale porto dell’Impero austro-ungarico.

Città vecchia

Spesso, per ritornare alla mia casa
prendo un’oscura via di città vecchia.
Giallo in qualche pozzanghera si specchia
qualche fanale, e affollata è la strada.

Qui tra la gente che viene che va
dall’osteria alla casa o al lupanare,
dove son merci ed uomini il detrito
di un gran porto di mare,
io ritrovo, passando, l’infinito
nell’umiltà.
Qui prostituta e marinaio, il vecchio
che bestemmia, la femmina che bega,
il dragone che siede alla bottega
del friggitore,
la tumultuante giovane impazzita
d’amore,
sono tutte creature della vita
e del dolore;
s’agita in esse, come in me, il Signore.

Qui degli umili sento in compagnia
il mio pensiero farsi
più puro dove più turpe è la via.

La città vecchia di Fabrizio De Andrè è il lato A del 45 giri “La città vecchia / Delitto di paese”, uscito a Genova nel 1965. Sicuramente De Andrè, appassionato di poesia e lettore colto, conosceva uno dei testi più noti di Saba, al quale alcuni dicono si sia ispirato per il titolo della sua canzone. D’altra parte i versi iniziali sono ripresi – anzi: tradotti –  da J. Prevert: «Le soleil du bon Dieu ne brill’pas de notr’ côté / il a bien trop à faire dans les riches quartiers» (Embrasse Moi, 1946). Al di là dei richiami più o meno dichiarati, mi sembra interessante notare come sia Saba sia De Andrè abbiano visto (e raccontato) nel vecchio centro storico della propria città, un paesaggio essenzialmente umano.

Nei due testi infatti non compaiono descrizioni, ma solo poche parole per definire che la città di cui si parla è la città di porto; alcuni luoghi tipici ne tratteggiano i confini: postriboli e osterie. L’oscurità, anche metaforica, è il primo elemento che viene segnalato: oscura è la via che prende Saba per ritornare a casa, i “quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi” sono i caruggi dove si aggira De Andrè. Subito dopo sono i personaggi a prendersi la scena: prostitute, marinai, soldati, vecchi, donne che litigano in Saba; prostitute, pensionati, ladri, assassini e tipi strani in De Andrè. In entrambi i casi si tratta degli ultimi, perché in entrambi i casi l’autore ignora la città borghese scegliendo di rappresentare i quartieri popolari, dove è la vita ‒ e non le convenzioni ‒  ad agitarsi. Anche in altri testi sono questi i soli luoghi cantati; si vedano ad esempio Via del CampoCrêuza de mä per De Andrè,  Tre vie e Il borgo per Saba.

I due autori non intendono idealizzare la città e le figure vitali che la animano; il quadro delineato è infatti sempre realistico. In De Andrè lo si nota forse con più facilità poiché, per via della forma-canzone, il cantautore può dedicare una piccola scena ad ogni personaggio evocato. In Saba è la semplicità, la scarna nudità con cui gli ultimi sono presentati: senza fronzoli o segni distintivi, ma con il solo fugace apparire: “la femmina che bega, / il dragone che siede alla bottega…”. Trieste, non solo in Città vecchia, ma lungo tutto il Canzoniere, si umanizza e da sfondo paesaggistico diviene personaggio, talvolta protagonista: «è come un ragazzaccio aspro e vorace, / con gli occhi azzurri e mani troppo grandi / per regalare un fiore» (Trieste).

Le “creature della vita / e del dolore” di Saba sono per De Andrè “figli / vittime di questo mondo”. La condanna esplicita della morale borghese nel cantautore (personificata nell’ipocrisia del “vecchio professore”) sottintende la purezza degli umili del poeta. La ripetizione anaforica dell’avverbio di luogo “qui” nella poesia marca la contrapposizione tra la città vecchia e gli altri luoghi, dove la repressione operata dalla civiltà ha vinto sugli istinti vitali, di cui gli ultimi sono gli onesti rappresentanti. In queste creature, come nel poeta, si muove allo stato puro l’istinto originario, vitale, che per Saba ha qualcosa di sacro: “s’agita in esse, come in me, il Signore”. Lungi dall’essere immagine di una religiosità cattolica, la presenza divina sentita dal poeta manca tra i caruggi del cantautore. L’unica vistosa differenza tra Genova e Trieste come ce le presentano Saba e De Andrè è infatti di matrice ideologica.

Forse, però, qualcos’altro distingue le due città. “Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi” De Andrè è di casa, compartecipe di quella vita ai margini che, nonostante le origini borghesi di buona famiglia, vive egli stesso e canta e di cui diviene discusso rappresentante. Per Saba invece la città umile del popolo è un desiderio, il desiderio di annullare, nella comune sorte di dolore degli uomini, la sua diversità. Trieste è un rifugio, il “cantuccio” della vita “pensosa e schiva” del poeta, ma anche uno spazio sociale in cui identificarsi. Nel Canzoniere l’autore triestino insegue un sogno di integrazione sociale, vedendo nella poesia lo strumento per essere riconosciuto come uomo tra gli uomini, ma consapevole che gli uomini sensibili alla poesia restano pochi…

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(immagini d’epoca scaricabili liberamente dal sito www.gazzettinogiuliano.it)

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5 thoughts on “Città vecchie

  1. L’ha ribloggato su tiptoe to my roome ha commentato:
    Dalla “Casa di Nuto”…

  2. Bel parallelismo e altrettanto le immagini d’epoca. Buona serata 🙂

  3. Città portuali di mare dai volti simili, Genova e Trieste.
    Belle davvero le immagini antiche!
    Buona serata a te.

    • Mi accorgo ora che non avevo risposto ai commenti…
      Trieste non l’ho mai vista purtroppo e devo assolutamente rimediare. In ogni caso credo che non potrà mai scalzare la Superba!!

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